Robert Capa a Saluzzo: Dentro la storia alla Castiglia
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«Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino». La frase, diventata una specie di manifesto del fotogiornalismo moderno, è di Robert Capa, e descrive un modo di lavorare che è anche il filo rosso della grande monografica che la Castiglia di Saluzzo dedica al fotografo dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027: Robert Capa. Dentro la storia, a cura di Monica Poggi, in collaborazione con l'International Center of Photography (ICP) di New York. Cento fotografie, materiali d'archivio, un uomo che non guardava gli eventi: li viveva.
La mostra fa parte di un progetto più ampio che Fondazione Artea ha messo in piedi con i Comuni di Saluzzo e Caraglio: in parallelo, nel Filatoio di Caraglio, è aperta Marc Riboud. Verso il mondo, dedicata all'altro grande fotografo di Magnum che ha attraversato il Novecento. Due sguardi, due luoghi storici del territorio delle Terre del Monviso, un unico Public Programme di appuntamenti e iniziative collaterali.
Un uomo che non guardava la storia: la viveva
Robert Capa è il nome con cui conosciamo Endre Ernő Friedmann. Nato nel 1913 a Budapest in una famiglia ebrea ungherese, lascia la città nel 1931 a causa della sua attività politica e del clima autoritario e antisemita, e si trasferisce a Berlino, dove si iscrive alla Deutsche Hochschule für Politik per studiare giornalismo e scienze politiche. Per mantenersi lavora nel laboratorio fotografico dell'agenzia fotogiornalistica Dephot. Il suo primo vero incarico arriva nel 1932: fotografare Lev Trockij, in esilio, durante una conferenza a Copenaghen. Le immagini escono sulla rivista tedesca Der Welt-Spiegel nel dicembre dello stesso anno.
Nel 1933, con l'ascesa al potere di Hitler, lascia la Germania e, dopo alcuni spostamenti, arriva a Parigi. Qui fa amicizia con David "Chim" Seymour e Henri Cartier-Bresson. Nel 1934 conosce Gerda Pohorylle, rifugiata tedesca di origine ebraica, che diventa la sua compagna e collaboratrice. Nel 1936 Friedmann e Pohorylle adottano i nomi con cui saranno conosciuti nel mondo: Robert Capa e Gerda Taro. All'inizio "Robert Capa" viene presentato come un noto fotografo americano, un personaggio costruito ad arte per vendere meglio le foto.
Spagna 1936: dove nasce il metodo Capa
Nell'agosto del 1936, Capa e Taro partono per documentare la guerra civile spagnola, lavorando a stretto contatto con i combattenti e i civili repubblicani. È qui che nasce quello che la mostra chiama "il metodo Capa": la prossimità fisica, il coinvolgimento diretto, la scelta di stare dentro gli eventi, non a lato. È qui che nasce anche The Falling Soldier, Il miliziano colpito a morte: una delle fotografie di guerra più celebri — e più discusse — della storia. Attorno a quell'immagine, la mostra dedica un approfondimento specifico al dibattito sull'autenticità dello scatto, uno dei casi più studiati della storia della fotografia.
Il 26 luglio 1937 Gerda Taro muore in seguito alle ferite riportate durante la battaglia di Brunete. Nel 1939, dopo la vittoria franchista, Capa documenta l'esodo dei repubblicani spagnoli verso la Francia. Il tema dei rifugiati entra così nel suo repertorio: non il conflitto come astrazione geopolitica, ma come esperienza umana concreta.
Cina 1938: tra le prime foto di guerra a colori
Nel 1938 Capa trascorre circa sei mesi in Cina, dove documenta la resistenza all'invasione giapponese nel corso della Seconda guerra sino-giapponese. Le sue fotografie restituiscono una società attraversata dal conflitto, alternando scene di vita quotidiana, manifestazioni pubbliche, presenza dei civili e vulnerabilità degli spazi urbani. In mostra, un approfondimento specifico è dedicato alle immagini scattate con pellicola Kodachrome: tra le primissime fotografie di guerra a colori mai pubblicate.
La Seconda guerra mondiale e Omaha Beach
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale Capa si trasferisce negli Stati Uniti; tra il 1941 e il 1945 lavora come corrispondente di guerra seguendo gli Alleati in diversi teatri del conflitto: Nord Africa, Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania. Alla Seconda guerra mondiale è dedicata una delle sezioni centrali della mostra, con particolare attenzione all'avanzata alleata lungo la penisola italiana e lungo il fronte occidentale. Il nucleo più celebre è quello degli scatti dello sbarco a Omaha Beach del 6 giugno 1944, uno dei momenti più iconici della storia del fotogiornalismo del XX secolo.
Dopoguerra, Magnum, dolce vita
Terminata la guerra, tra il 1945 e il 1946, Capa si avvicina al mondo del cinema, della cultura e dello spettacolo, frequentando e fotografando Ernest Hemingway, Pablo Picasso, John Huston e Ingrid Bergman. Nel 1947 fonda, insieme a Maria Eisner, Rita e William Vandivert, Henri Cartier-Bresson, David "Chim" Seymour e George Rodger, l'agenzia cooperativa Magnum Photos, destinata a cambiare il modo in cui i fotografi lavorano con l'editoria. Nello stesso anno viaggia in URSS con lo scrittore John Steinbeck.
Nel 1948 è sul set di Riso amaro di Giuseppe De Santis, girato nel Vercellese, dove realizza un reportage fotografico per LIFE. Tra il 1948 e il 1953 documenta la fondazione dello Stato di Israele e la guerra arabo-israeliana, alternando il fotogiornalismo politico a reportage dedicati alla cultura e alla vita quotidiana. Alla mostra, una sala dedicata racconta anche questo Capa: il fotografo che si misura con la moda, i servizi lifestyle per Life e Vogue, i ritratti informali ad amici celebri, artisti, scrittori e intellettuali. Un registro apparentemente più leggero, ma essenziale per capire la figura intera.
Indocina 1954: l'ultimo reportage
Nel 1954 Capa si trova in Giappone per un progetto legato a Magnum, quando accetta un incarico di LIFE in Indocina, dove è in corso la guerra tra le forze coloniali francesi e il Viet Minh. Il 25 maggio 1954 calpesta una mina antiuomo e muore poco dopo. La mostra chiude il percorso con queste ultime immagini, in cui si leggono insieme la ricostruzione del Giappone e la ridefinizione geopolitica dell'Asia nel secondo dopoguerra. Un cerchio che si chiude: la stessa prossimità che aveva fatto la grandezza del suo lavoro, ne diventa anche l'esito tragico.
L'archivio ritrovato: dall'ICP alla "valigia messicana"
Le opere in mostra provengono dalle collezioni dell'International Center of Photography (ICP), fondato nel 1974 a New York dal fratello Cornell Capa con l'obiettivo di preservare l'eredità della fotografia impegnata: la creazione di immagini socialmente e politicamente consapevoli, capaci di educare e contribuire a cambiare il mondo. Oggi l'ICP promuove programmi culturali ed educativi in linea con la propria missione, promuovendo la cultura visiva come piattaforma di dialogo sulle questioni sociali del tempo e valorizzando fotografi affermati accanto a voci meno conosciute.
La storia dell'archivio di Capa è un capitolo a sé, oggetto in mostra di un approfondimento specifico: i negativi sono stati per decenni dispersi tra Europa e Stati Uniti e ricomposti nel tempo grazie a ritrovamenti come quello della cosiddetta "valigia messicana", uno dei casi documentali più celebri della storia della fotografia del Novecento.
La curatrice: Monica Poggi
Monica Poggi (Bologna, 1991) è storica della fotografia e curatrice indipendente. Dal 2019 al 2025 è stata Curatrice e Responsabile mostre di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino. Nel 2025 ha curato per Fondazione Artea il public programme Oltre la moda. La sua ricerca indaga in particolare l'autorialità femminile, la fotografia documentaria e la rappresentazione del conflitto; ha curato mostre su Lisette Model, Ketty La Rocca, Eve Arnold, Dorothea Lange, Margaret Bourke-White, oltre che su Robert Capa e Gerda Taro, ed è autrice della newsletter fotosensibile.
La sede: la Castiglia, dalla rocca marchionale al carcere al museo
La mostra è ospitata dalla Castiglia, l'antico Castello dei Marchesi di Saluzzo. Da qualunque punto si arrivi in città, guardando verso la sommità della collina non si può fare a meno di essere colpiti dalla maestosità dell'edificio, che sovrasta il borgo medievale e si staglia sullo sfondo del Monviso: fin dalla sua costruzione, la Castiglia rappresenta l'espressione più alta del ruolo di piccola ma insigne capitale che Saluzzo ebbe a ricoprire per quattro secoli.
Voluta dal marchese Tommaso I, la costruzione è databile tra il 1270 e il 1286, sulla base di precedenti fortificazioni (il nome popolare "Castiglia" deriva probabilmente dal plurale latino castella). Originariamente il complesso era una rocca a pianta quadrangolare, cinta da mura con quattro torri cilindriche angolari e organizzata attorno a una corte sulla quale si affacciavano gli appartamenti marchionali. Dal 1470 successivi interventi la trasformano: in particolare il marchese Ludovico II (1475-1504), in occasione delle nozze con Margherita di Foix nel 1492, la fa evolvere in dimora signorile sul modello delle corti rinascimentali italiane. A quest'epoca risalgono il grande torrione circolare, con i tondi decorati alla sommità che recano lo stemma di Saluzzo e l'effige di un'aquila imperiale, e un ciclo di affreschi "a grisaille", di cui oggi rimane un frammento visibile sulla scala di accesso ai piani espositivi.
Dopo l'occupazione francese del Marchesato (1549-1588), l'annessione al Ducato di Savoia e il rinnovamento delle tecniche belliche, la Castiglia perde la propria funzione militare. A fine Settecento, durante la dominazione francese, l'edificio diventa sede del Governatore del Marchesato e caserma del presidio, ma all'inizio dell'Ottocento è ormai gravemente degradato. Nel 1825, dopo essersi prospettata l'ipotesi di una demolizione, grazie alle proteste di autorevoli cittadini si opta per trasformarlo in carcere, destinazione che manterrà fino al 1992. Dal 2002, un lungo e attento restauro ne restituisce la fruizione pubblica.
Oggi la Castiglia ospita due musei permanenti — il Museo della Civiltà Cavalleresca e il Museo della Memoria Carceraria, che ricordano le due principali funzioni svolte dall'edificio — oltre all'Esposizione permanente di arte contemporanea a cura della Fondazione Garuzzo, a saloni per esposizioni temporanee e all'Archivio Storico. La cinta muraria del carcere, ancora intatta, permette di seguire un percorso di eccezionale panoramicità sulla città e sulla valle.
Capa e Riboud: il progetto tra Saluzzo e Caraglio
La mostra di Saluzzo si legge in dialogo con quella aperta in parallelo al Filatoio di Caraglio: Marc Riboud. Verso il mondo, che attraverso oltre 50 anni di lavoro del fotografo francese racconta alcuni dei principali avvenimenti storici e sociali del Novecento. Due autori di Magnum, due approcci diversi — l'immersione di Capa, lo sguardo mobile e curioso di Riboud — e un territorio che prova a diventare, come auspica l'Assessora alle politiche culturali di Saluzzo Attilia Gullino, «territorio di riferimento per il mondo della fotografia nazionale e internazionale».
«La mostra — commenta Marco Galateri di Genola, presidente di Fondazione Artea, insieme al direttore Davide De Luca — si inserisce nel progetto congiunto dedicato a Capa e Marc Riboud, due fotografi che, con approcci profondamente diversi, hanno attraversato e raccontato il Novecento. Due sguardi che si incontrano, mettendo in relazione la Castiglia di Saluzzo e il Filatoio di Caraglio e rafforzando una proposta culturale capace di valorizzare il territorio attraverso la grande fotografia».
Date, orari e biglietti: come organizzare la visita
Robert Capa. Dentro la storia è aperta dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 alla Castiglia di Saluzzo, in piazza Castello 1 a Saluzzo (CN). Gli orari sono concentrati nel fine settimana e nei festivi: venerdì 15.00-19.00, sabato, domenica e festivi 10.00-19.00. La biglietteria chiude un'ora prima, alle 18.00.
I biglietti partono da un intero di 13 euro e un ridotto di 10 euro (prevendita esclusa). Il ridotto è riservato a bambini e ragazzi 7-19 anni, studenti universitari fino a 25 anni, over 65, insegnanti con certificazione, soci ACLI e FAI, possessori del biglietto per Marc Riboud. Verso il mondo al Filatoio di Caraglio e possessori del voucher segnalibro ricevuto in omaggio alla Festa del Libro Medievale di Saluzzo 2026. Per i gruppi (min. 10, max. 25 persone) il biglietto è di 6 euro; per le scuole (15-25 persone) di 3 euro. L'ingresso è gratuito per bambini fino a 6 anni, soci ICOM, persone con disabilità più un accompagnatore, possessori dell'Abbonamento Musei Piemonte e Valle d'Aosta o dell'Abbonamento Musei Formula Extra, guide turistiche abilitate del territorio piemontese, giornalisti con tesserino e residenti a Saluzzo soltanto la domenica mattina.
Biglietteria presso la Castiglia (chiusura ore 18.00) o su ticket.it. Informazioni: fondazioneartea.org e visitsaluzzo.it.
- Data inizio: Venerdì, 23 Ottobre 2026
- Data fine: Lunedì, 29 Marzo 2027
- Evento a pagamento: Sì
Galleria immagini
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