Marc Riboud al Filatoio di Caraglio: la retrospettiva
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Un ex setificio seicentesco in provincia di Cuneo, un fotografo francese di Magnum che per oltre cinquant'anni ha attraversato il mondo "con pazienza", 180 fotografie dagli archivi del Musée Guimet di Parigi. Dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, il Filatoio di Caraglio ospita Marc Riboud. Verso il mondo, la prima grande retrospettiva in Italia dopo la scomparsa di Marc Riboud (1923-2016). A cura di Gabriel e Chantal Bauret, in collaborazione con Lorène Durret dell'Associazione Les amis de Marc Riboud e sotto la supervisione di Catherine Riboud Chaine, moglie del fotografo.
La mostra è realizzata da Fondazione Artea in collaborazione con il Musée Guimet di Parigi, con la partecipazione dell'Associazione Les amis de Marc Riboud e il patrocinio del Consolato Generale di Francia a Milano. Catalogo Dario Cimorelli editore.
Il Filatoio di Caraglio: perché proprio qui, perché proprio Riboud
La scelta del luogo non è casuale. Il Filatoio di Caraglio, antico setificio seicentesco e oggi sede del Museo del Setificio Piemontese, è un edificio nato per la produzione della seta e segnato per secoli dalla presenza di uomini e donne, macchine, tecniche e saperi. Un luogo in cui, come scrive la curatela, il mondo del lavoro che Riboud ha fotografato in giro per il pianeta trova una risonanza immediata: le sue immagini di operai e artigiani, le sue osservazioni sulle forme di organizzazione sociale si leggono con un peso diverso tra le volte di un setificio seicentesco.
L'esposizione si colloca inoltre tra le iniziative del protocollo d'intesa triennale (2026-2028) per la valorizzazione del Filatoio, siglato lo scorso anno da Regione Piemonte, Comune di Caraglio, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC, Fondazione CRT, Banca di Caraglio e Fondazione Artea. Un progetto di ampia portata, pensato per fare del Filatoio un "bene faro", polo culturale di riferimento e modello di rigenerazione territoriale.
Capa e Riboud: un incontro, un doppio progetto
La retrospettiva di Riboud dialoga apertamente con quella dedicata a Robert Capa, in programma in parallelo alla Castiglia di Saluzzo con il titolo Dentro la storia. Fondazione Artea ha costruito così, con i Comuni di Caraglio e Saluzzo, un vero progetto a due sedi: due fotografi di Magnum Photos, due luoghi fortemente identitari delle Terre del Monviso, per oltre cinque mesi di programmazione fotografica congiunta.
Il legame tra Capa e Riboud, però, è anche biografico: fu Robert Capa, conosciuto da Marc Riboud nei primi anni Cinquanta, a incoraggiarne il percorso professionale e a sostenere i suoi primi passi nel mondo della fotografia internazionale. Dove Capa stava "dentro la storia" nel momento esatto in cui accadeva — Omaha Beach del 1944, Spagna del 1936, Indocina del 1954 — Riboud ha scelto invece lo sguardo paziente su ciò che precede, accompagna e segue le grandi trasformazioni storiche.
Oltre cinquant'anni di viaggi, dalla Cina del 1965 all'Iran
Per oltre cinquant'anni, Riboud attraversa il mondo. L'Europa, il Medio Oriente, poi soprattutto l'Asia: il Pakistan, l'India, il Bangladesh, il Nepal. In Cina ha un ruolo particolare: è uno dei pochi fotografi occidentali ad avere accesso al paese alla fine degli anni Cinquanta. Vi torna più volte, anche nel 1965, alla vigilia della Rivoluzione culturale voluta da Mao Zedong.
«Nel 1965 — ricordava Riboud in Chine. Instantanés de voyages (1980) — nelle campagne più remote, ho visto migliaia di studenti maneggiare goffamente pale e picconi. A qualunque costo dovevano spogliarsi dell'orgoglio dell'intellettuale e rifuggire le tentazioni della città. (…) In Cina, ho camminato molto, guardato molto, fotografato molto. Ho anche bevuto molto tè mentre ascoltavo le lunghe relazioni, sempre conformi a quella che era la linea ufficiale del giorno».
Pur non considerandosi un reporter d'attualità, Riboud segue eventi decisivi come la guerra del Vietnam, l'indipendenza dell'Algeria e la rivoluzione in Iran. Nel raccontarli, evita di insistere sulla rappresentazione esplicita della violenza e privilegia uno sguardo attento alle persone e alle conseguenze degli eventi sulla vita quotidiana.
Il metodo: silenzio, attesa, superficie delle cose
Il modo di lavorare di Riboud è stato lui stesso a definirlo, in due interventi distanti nel tempo. Nel 1989 su Photo Poche: «Concepisco la fotografia più spesso come un lavoro solitario, come un mestiere di silenzio, fatto di lunghe ore di cammino, di vagabondaggio e di attesa. Mi piace anche fotografare i dettagli, tutte le piccole cose della vita ordinaria. Non sono né filosofo né sociologo: guardo la superficie delle cose».
Nel 2012, in un'intervista con Bertrand Eveno, Riboud mette l'altra chiave di volta del suo lavoro: la composizione. «Henri [Cartier-Bresson] mi ha confermato l'importanza della forma, della geometria, della composizione». Geometrie, linee, contrasti e rapporti tra le figure sono infatti elementi strutturali della fotografia di Riboud, non ornamenti. Il suo sguardo si posa su luoghi, persone e situazioni con partecipazione, senza forzare la realtà, ma attendendo che siano gesti, volti, posture e dettagli a rivelarne la complessità.
In mostra: Il pittore della Tour Eiffel e La ragazza con il fiore
Le 180 fotografie esposte provengono tutte dalle collezioni del Musée Guimet di Parigi. L'allestimento è pensato secondo un duplice criterio cronologico e geografico: dai primi reportage degli anni Cinquanta agli ultimi viaggi alle soglie del XXI secolo. Tra le immagini in mostra, due degli scatti più iconici di Riboud: Il pittore della Tour Eiffel e La ragazza con il fiore.
Accanto alle fotografie, il percorso presenta documenti e materiali d'archivio: corrispondenza, provini a contatto, stampe di lettura e per i giornali, riviste e materiali audiovisivi. Un insieme che permette di approfondire non soltanto i temi, ma anche il metodo di lavoro di Riboud e il processo attraverso cui le sue immagini prendevano forma e arrivavano al pubblico.

Date, orari, biglietti: come organizzare la visita
Marc Riboud. Verso il mondo è aperta dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 al Filatoio di Caraglio, in via Matteotti 40. Gli orari sono concentrati sul fine settimana: giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00, con biglietteria che chiude un'ora prima, alle 18.00.
I biglietti partono da un intero di 13 euro e da un ridotto di 10 euro (esclusi i diritti di prevendita). Il ridotto è riservato a bambini e ragazzi 7-19 anni, studenti universitari fino a 25 anni, over 65, insegnanti con certificazione, soci ACLI e FAI, oltre a chi ha già il biglietto d'ingresso a Robert Capa. Dentro la storia alla Castiglia di Saluzzo e ai possessori del voucher segnalibro della Festa del Libro Medievale di Saluzzo 2026. Per gruppi e scuole (min 10, max 25 persone) il biglietto è di 6 euro.
È disponibile anche il biglietto cumulativo Mostra + Museo del Setificio Piemontese: intero 16 euro, ridotto 13 euro (d.p. esclusi). Il Museo è visitabile solo con visita guidata di circa un'ora, nei seguenti orari: giovedì e venerdì alle 15.00, 16.30 e 18.00; sabato e domenica alle 10.30, 12.00, 15.00, 16.30 e 18.00. L'ingresso è gratuito per bambini fino a 6 anni, soci ICOM, persone con disabilità e un accompagnatore, possessori dell'Abbonamento Musei Piemonte e Valle d'Aosta o dell'Abbonamento Musei Formula Extra, guide turistiche abilitate del territorio piemontese, giornalisti con tesserino, residenti a Caraglio soltanto la domenica mattina.
Biglietteria presso il Filatoio (chiusura ore 18.00) o su ticket.it. Informazioni su fondazioneartea.org.
- Data inizio: Giovedì, 22 Ottobre 2026
- Data fine: Lunedì, 29 Marzo 2027
- Evento a pagamento: Sì




