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Jan Fabre a Venezia: The Quiet Source alla Scuola Grande

Tra gli appuntamenti veneziani in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia, ce n'è uno che porta un dialogo inedito tra contemporaneo e Rinascimento dentro uno dei luoghi più carichi di storia della città. Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, la Scuola Grande di San Rocco, custode del monumentale ciclo pittorico di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, ospita Jan Fabre. The Quiet Source, mostra che presenta tre nuove sculture dell'artista belga (Anversa, 1958) in dialogo con uno dei massimi capolavori del Rinascimento veneziano.

La rassegna è curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina ed è organizzata da Galleria Gaburro e Linda and Guy Pieters Foundation.

Tre sculture in bronzo lungo l'asse centrale dell'edificio

Le tre nuove opere realizzate da Fabre per l'occasione sono The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father)L'uomo che impugna la spada (Il Giuramento di mio Padre) –, The Artist as a Stray Dog in His BasketL'artista come cane randagio nella cesta – e The Man Who Cuts the GrassL'uomo che taglia l'erba.

Le opere sono installate lungo l'asse centrale dell'edificio, collocate al centro delle sale tra il piano terra e il piano superiore. Formano una sorta di spina dorsale che attraversa l'architettura come un metaforico Albero della Vita. Nel loro insieme, costituiscono una trilogia incentrata sui temi della famiglia, della memoria e della mitologia personale: tutte presentano il corpo dell'artista, e ciascuna di esse mette in scena, attraverso un volto o una figura, una relazione affettiva centrale nella vita di Fabre.

L'uomo che impugna la spada, al piano terra

Il percorso espositivo si apre al piano terra, nella Sala Terrena, con The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father) – una scultura in bronzo al silicio di 270 x 120 x 40 cm (spada compresa) – che raffigura Fabre con il volto del padre Edmond mentre solleva una spada verso il cielo in un solenne gesto di giuramento.

La posa richiama l'archetipo del cavaliere, evocando la tradizione cavalleresca medievale e la missione storica della Scuola Grande di San Rocco, da sempre dedicata alla protezione dei più vulnerabili. Una scultura di apertura che pone immediatamente, con la sua scala monumentale, il tono del confronto fra l'opera contemporanea e il contesto storico in cui viene accolta.

Il cane randagio e la marmotta, nella Sala Capitolare

Nella Sala Capitolare trova posto The Artist as a Stray Dog in His Basket, scultura di 45 x 120 x 80 cm, anch'essa in bronzo al silicio. L'opera ritrae l'artista nelle sembianze di un cane randagio rannicchiato in un cesto, con una marmotta appoggiata sulla schiena.

La marmotta è un affettuoso riferimento a Joanna, moglie di Fabre: il piccolo animale diventa così simbolo di amore, benedizione e buona fortuna. Il cane, dal canto suo, richiama l'iconografia di San Rocco, santo patrono associato alla Scuola, tradizionalmente raffigurato con il cane che lo nutrì durante la peste. È uno degli inserimenti più "dialoganti" dell'intera mostra: l'iconografia hagiografica viene attraversata e rinnovata in un'immagine domestica e personale.

L'uomo che taglia l'erba, sotto la Gloria di San Rocco

Nella Sala dell'Albergo, sotto la Gloria di San Rocco di Tintoretto, è installata The Man Who Cuts the Grass, scultura di 60 x 140 x 70 cm. Qui Fabre appare a carponi con il volto del fratello Emiel, mentre metaforicamente taglia fili d'erba con un piccolo paio di forbici.

Il gesto richiama un rituale popolare volto a scacciare gli spiriti maligni lungo il cammino verso casa, mentre la postura della figura, piegata verso il suolo, evoca un gesto di umiltà, reverenza e vulnerabilità esistenziale. C'è inoltre un dettaglio che cambia il rapporto del visitatore con l'opera: la scultura è concepita affinché i visitatori possano sedersi su di essa. Una dimensione performativa che trasforma il rapporto dello spettatore con il lavoro, invitando a riflettere sulla partecipazione, sulla libertà e sui confini mutevoli tra contemplazione e interazione.

Bronzo al silicio: una materia che amplifica la luce

Per questo appuntamento veneziano, Fabre sceglie di confrontarsi con l'eredità di Tintoretto attraverso il linguaggio della scultura, eleggendo come suo portavoce privilegiato il bronzo al silicio, una materia la cui superficie amplifica la luce e conferisce alle opere una sorprendente qualità di presenza e quasi di immaterialità.

Una scelta che è anche un richiamo diretto al cuore della pittura veneziana. La luce, del resto, è al centro della tradizione che attraversa Giorgione, Tiziano, Paolo Veronese e Tintoretto: attraverso il suo uso drammatico ed espressivo, questi maestri trasformarono lo spazio pittorico in una dimensione dinamica, fluida e vibrante. È su quella stessa luce che le sculture di Fabre lavorano oggi, da una distanza di secoli.

Le parole dei curatori

"Quella luce è la stessa – sottolinea Giacinto Di Pietrantoniocon cui Fabre crea connessioni tra mondi diversi, riflettendo sulla logica dell'origine attraverso una forte malinconia. In mostra s'inscena un confronto diretto con Tintoretto, in alcun modo antitetico ma cooperativo; si costruisce una soglia che permette di osservare e raffrontare due epoche estremamente simili, per quanto ovviamente disomogenee".

"Jan Fabre – afferma Katerina Koskinaè un artista rivoluzionario, iconoclasta e sovversivo. […] In questo contesto, le sue installazioni in grandi musei (Galleria degli Uffizi, Museo del Louvre, Museo dell'Ermitage) o in antichi palazzi e scuole teologiche (Nuova Grande Scuola di Santa Maria della Misericordia e oggi la Scuola Grande di San Rocco), monasteri e chiese (Abbazia di San Gregorio, Cappella del Pio Monte della Misericordia) sono tutt'altro che casuali. Si tratta di contesti ideali per un'esperienza estetica, fisica ed esistenziale attivata dalla storia, dalla "messa in scena" e dalla memoria, che coltiva la relazione dialettica tra passato e presente e sottolinea l'atemporalità dell'arte".

Chi è Jan Fabre

Figura di rilievo nel panorama artistico contemporaneo, Jan Fabre è artista visivo e performativo, artista teatrale e autore, ampiamente riconosciuto come una delle figure più versatili e affascinanti della pratica artistica contemporanea. Dalla fine degli anni Settanta, quando era ancora studente all'Istituto di Arti Decorative e successivamente alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, Fabre ha intrapreso un percorso interdisciplinare volto a esplorare il corpo umano e il suo potenziale espressivo attraverso tecniche, materiali e linguaggi artistici in continua evoluzione.

Attingendo ampiamente alla pratica performativa, l'artista ha sviluppato un linguaggio visivo distintivo caratterizzato da forme e motivi ricorrenti. Cresciuto con una madre cattolica, si è spesso confrontato con spazi sacri e secolari, mostrando come spiritualità e riflessione teologica occupino un posto centrale nella sua poetica artistica, insieme a una profonda familiarità con narrazioni e simbolismi biblici.

Biennali, documenta e grandi musei

Il curriculum espositivo di Fabre attraversa alcuni dei luoghi più importanti dell'arte contemporanea. Tra le sue principali mostre personali figurano il Padiglione del Belgio alla Biennale di Venezia (1984) e la partecipazione ad altre Biennali (San Paolo, Valencia, Istanbul, e altre), documenta VIII e IX a Kassel, Gaude Succurrere Vitae (SMAK Ghent; GAMeC Bergamo; Musée d'Art Contemporain Lyon; Fundación Miró Barcelona), Homo Faber (KMSKA Antwerp, 2006), From the Cellar to the Attic – From the Feet to the Brain (Kunsthaus Bregenz, 2008; Arsenale Novissimo Venezia, 2009), PIETAS (Venezia, 2011; Anversa, 2012), Hortus/Corpus (Kröller-Müller Museum, 2011) e Stigmata: Actions and Performances 1976–2013 (MAXXI, Roma, 2013; M HKA Antwerp, 2015; MAC Lyon, 2016; Leopold Museum, Vienna, 2017).

Fabre è stato inoltre il primo artista vivente a presentare una grande mostra personale al Museo del Louvre (L'Ange de la Métamorphose, 2008) e al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo (Knight of Despair / Warrior of Beauty, 2017).

Il catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Forma Edizioni, Firenze. La ricerca scientifica del progetto è curata da Matteo Scabeni.

Photograph Andrea Rosseti 2.0

Informazioni utili per la visita

Mostra: Jan Fabre. The Quiet Source

Sede: Scuola Grande di San Rocco, Campo San Rocco 3052, Venezia

Periodo: dal 9 maggio al 22 novembre 2026

Orari: tutti i giorni, dalle 9.30 alle 17.30 (ultimo ingresso alle ore 17.00)

Biglietti: intero € 12,00 – ridotto € 10,00 / € 8,00

A cura di: Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina

In concomitanza con: 61ª Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia

Organizzata da: Galleria Gaburro e Linda and Guy Pieters Foundation

Informazioni: scuolagrandesanrocco.org/home/informazioni

Sito ufficiale: www.scuolagrandesanrocco.org

Social: Facebook SRoccoVeneziaSG – Instagram @scuolagrandesanrocco

Ultima modificaDomenica, 17 Maggio 2026 03:26
  • Data inizio: Sabato, 09 Maggio 2026
  • Data fine: Mercoledì, 04 Novembre 2026
  • Evento a pagamento:

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