Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti al MA*GA di Gallarate
- Pubblicato in Varese
- 0 commenti
Il Museo MA*GA di Gallarate (VA) dedica la propria stagione di primavera-estate 2026 a un dittico espositivo di rilievo, dedicato a Paolo Scheggi (1940-1971) e Vincenzo Agnetti (1926-1981), due figure di riferimento dell'arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento. Le due mostre, in programma dal 24 maggio all'11 ottobre 2026, sono accompagnate da un focus dedicato a Giovanni Ferrario (Milano, 1973) intitolato Stato di quiete, anch'esso in cartellone per lo stesso periodo.
Le due rassegne principali analizzano aspetti specifici della ricerca dei due autori: la creazione di ambienti vivibili e percorribili dal pubblico, per Scheggi; l'interesse per la fotografia, per Agnetti. Entrambe celebrano l'ingresso di opere dei due artisti nella collezione permanente del Museo, ottenuto grazie alla vincita di due bandi indetti dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Paolo Scheggi: Qui e altrove. Gli ambienti 1964-1971
La prima delle due monografiche si intitola Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971. È curata da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell'Associazione Paolo Scheggi, ed Emma Zanella, direttrice del MA*GA, con l'assistenza curatoriale di Camilla Remondina. La rassegna è realizzata in collaborazione con l'Associazione Paolo Scheggi, da cui provengono le opere e i documenti letterari e iconografici.
Paolo Scheggi è uno dei protagonisti internazionali delle indagini sperimentali degli anni Sessanta, erede dello Spazialismo e tra i fondatori della pittura monocroma e oggettuale. La mostra ne mette al centro un aspetto preciso e fondamentale: l'integrazione plastica all'architettura, declinatasi in progetti di ambienti vivibili e percorribili realizzati tra il 1964 e il 1971, anno della sua scomparsa.
Sessanta opere e gli ambienti ricostruiti dall'Archivio
La rassegna propone un corpus di 60 opere tra fotografie, documenti e maquette. Alcuni degli ambienti progettati da Scheggi sono stati ricostruiti dall'Archivio Paolo Scheggi a oltre cinquant'anni dalla loro prima realizzazione, e tornano oggi accessibili al pubblico.
Il percorso espositivo apre con la maquette dell'opera Compositore cromo-spaziale (1964), esposta alla Triennale di Milano del 1964 dedicata al tema del Tempo Libero, in una sezione nata dalla collaborazione con Bruno Munari e Marcello Piccardo. Già in questo progetto emerge la vocazione di Scheggi per i temi della percezione e dell'esperienza del fruitore nello spazio, dove l'opera si estende in ambiente percorribile.
Subito dopo arriva l'Intercamera plastica (1966-1967), il primo vero ambiente esposto alla Galleria del Naviglio di Milano nel gennaio del 1967. Qui è documentato, oltre che dalla maquette, anche dalle fotografie di Ugo Mulas e di Ada Ardessi, testimonianze essenziali per restituire l'esperienza immersiva e fenomenologica offerta dall'artista al fruitore.
Struttura modulare (1967), nuova acquisizione del MA*GA
La mostra celebra l'ingresso di un'opera specifica nelle collezioni permanenti del Museo: Struttura modulare (1967), composta da tre fogli di legno dipinto, sovrapposti e fustellati, attraversata da due file ordinate di aperture circolari perfette che creano giochi di ombra e luce.
L'opera entra nella collezione permanente del MA*GA grazie alla vincita del bando PAC – Piano per l'Arte Contemporanea 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. In mostra, Struttura modulare dialoga con Intersuperficie (1966) in un confronto che esplora la tensione tra il pieno della materia e il vuoto dell'ombra. Attraverso opere come il Compositore spaziale (1967) emerge il progressivo tendere di Scheggi verso l'assolutezza dei solidi euclidei, simboli di una purezza geometrica estrema.
Piramide della Metafisica e Tomba della Geometria, ambienti tornati visibili
Il culmine del percorso è rappresentato dalla ricostruzione storica e filologica di due ambienti imponenti, andati dispersi dopo la loro esposizione storica in mostre importanti quali Vitalità del Negativo (1970) e la Biennale di Venezia (1972), e oggi nuovamente accessibili al pubblico: la Piramide. DELLA METAFISICA e la Tomba della Geometria. Presentate originariamente tra il 1970 e il 1972, queste opere ambientali segnano il passaggio di Scheggi verso un'indagine metafisica e politico-ideologica.
6profetiper6geometrie, l'ultimo lavoro
Tra la Piramide e la Tomba si snodano le sei sculture che compongono l'installazione dei 6profetiper6geometrie (1971), l'ultimo lavoro di Scheggi. È un'opera che lo stesso artista considerava un testamento spirituale, capace di unire il rigore della geometria con il messaggio metafisico.
La performance OPLA in occasione di ARCHIVIFUTURI
In occasione di ARCHIVIFUTURI. Festival degli Archivi del Contemporaneo, in programma dal 5 al 21 giugno 2026, sarà riproposta la performance OPLA-azione-lettura-teatro: un'azione urbana ideata e costruita da Paolo Scheggi nel 1969, svoltasi come happening in via Manzoni a Milano e nel centro storico di Firenze.
Vincenzo Agnetti: nel centenario della nascita
La seconda monografica del MA*GA si intitola Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche ed è curata da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del MA*GA, in collaborazione con l'Archivio Vincenzo Agnetti.
L'esposizione si tiene nel centenario della nascita di Vincenzo Agnetti (1926-1981), uno dei più importanti protagonisti dell'Arte Concettuale italiana del XX secolo. La mostra approfondisce, attraverso 30 opere, il suo interesse per la fotografia concettuale e per una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia.
Dopo le Grandi Manovre, le opere acquisite dal MA*GA
La rassegna nasce dalla vincita del bando Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Grazie a quel bando, il MA*GA acquisisce tre opere di Vincenzo Agnetti appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre, che arricchiscono la collezione permanente.
La serie si forma dopo il ritrovamento, da parte di Agnetti, di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi a Gibilterra. L'artista milanese riprodurrà quelle immagini con approccio concettuale, abbinandole a elementi grafici e testuali.
Elisabetta d'Inghilterra e Libro dimenticato a memoria
Al MA*GA sono presentati anche alcuni dei lavori più celebri di Agnetti. Tra questi:
- Elisabetta d'Inghilterra (1976), un polittico fotografico che riflette sul potere e la sua rappresentazione attraverso quello che l'artista definiva "teatro statico", richiamando lo sfondo del teatro elisabettiano in un "dramma senza movimento";
- Libro dimenticato a memoria (1970), un volume di grandi dimensioni il cui interno è composto solo dai margini esterni che racchiudono uno spazio vuoto.
Il Trono: Agnetti e Scheggi a quattro mani
Punto di raccordo tra la mostra di Agnetti e quella di Scheggi è un'opera realizzata a quattro mani dai due artisti. Si tratta de Il Trono. Levitazione secondo Agnetti & Scheggi, concepito nel 1970, che richiama gli ambienti dell'ultima fase della ricerca di Scheggi.
Il Trono è un lavoro concettuale che testimonia la straordinaria vitalità del pensiero dei due artisti, i quali, a partire dalla fine degli anni Sessanta, affrontano alcuni nodi cruciali di natura politica e filosofica ancora oggi al centro del dibattito pubblico: la virtualità del denaro, la manipolazione del linguaggio, la trasmigrazione delle forme culturali e il controllo mediatico. Temi che, letti oggi, restituiscono una sorprendente attualità a un lavoro nato oltre cinquant'anni fa.
Giovanni Ferrario, Stato di quiete
In contemporanea alle due mostre principali, il MA*GA ospita un focus dedicato a Giovanni Ferrario (Milano, 1973), dal titolo Stato di quiete. Il progetto, inedito, presenta una serie di sedici nature morte, appartenenti al ciclo Atlante del verosimile (2025), realizzate utilizzando l'Intelligenza Artificiale.
Le opere giocano sulla contrapposizione tra l'apparente immobilità dell'immagine e l'instabilità dei processi che la generano, al punto da sembrare sospese nel tempo, pur essendo il risultato di flussi continui di dati, calcoli e probabilità.
Le mostre nell'ambito di Varese 2030
Le tre rassegne sono realizzate nell'ambito di Varese 2030, progetto promosso dalla Provincia di Varese e finanziato dalla Fondazione Cariplo. Media partner: Sky Arte.

Informazioni utili per la visita
Mostre:
- Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971
- Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche
- Giovanni Ferrario. Stato di quiete
Sede: Museo MA*GA, via E. De Magri 1, Gallarate (VA)
Periodo: dal 24 maggio all'11 ottobre 2026
Orari:
- martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.00 – 18.00
- sabato e domenica: 11.00 – 19.00
Biglietti: intero € 12,00; ridotto € 10,00; ridotto speciale € 8,00. Acquisto online sul sito TicketOne.it o in loco presso la biglietteria.
A cura di: Ilaria Bignotti e Emma Zanella (Scheggi); Alessandro Castiglioni (Agnetti).
Informazioni: tel. +39 0331 706011 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito ufficiale: www.museomaga.it
- Data inizio: Domenica, 24 Maggio 2026
- Data fine: Domenica, 11 Ottobre 2026
- Evento a pagamento: Sì




